La zona archeologica aragonese

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La zona archeologica aragonese

Tanti storici e ricercatori sono concordi nel collocare nel comprensorio Aragona- Comitini – Grotte eventi tali d’avere condizionato il corso della storia, sia per la presenza di importanti giacimenti solfiferi, ed è noto che lo zolfo era estratto dal sottosuolo sin dalla preistoria, che per l’arteria di comunicazione romana, il Cursus Pubblicus dell’Itinerarium Antonini “ Agrigentum – Panormos”, che doveva attraversare il territorio aragonese nel tratto Caldare -C.da Capo per poi spingersi in direzione di Comitini1 .
Le antiche città ormai scomparse di Herbesso2 , Cartàgina3 , Pretoria4 Ouessa5 , e le statio Pitiniana e Comitiniana 6 sono alcuni dei tanti insediamenti di cui si è persa la memoria storica e che possono essere sorte in qualche parte del territorio aragonese ma sfortunatamente i documenti storici, ad oggi perveniteci, non consentono una loro esatta ubicazione mentre la ricerca archeologica è stata insignificante.
La nascita del moderno insediamento di Aragona, sancita dallo Jus Populandi, sullo spunto degli incentivi per la colonizzazione interna dell’isola che caratterizzarono il XV e XVI sec., è datata al 31 dicembre 1606 ma prima di tale data sicuramente un villaggetto di contadini dediti alle coltivazioni del feudo, alle dipendenze dei Naselli, doveva pur esserci.
A tal proposito i primi riveli della nascente comunità denunciano un discreto numero di nuclei familiari sin dai primi anni della fondazione7. Dai più antichi documenti archivistici, datati dell’epoca di Federico II (XIII sec.) si è rilevato che il feudo Diesi appartenne ad un certo Mariano Capizzi 8 , mentre pare che in epoca arabo-normanna nel territorio aragonese esistettero i casali Diesi9, Vocale10, Macluba11 e Rahal Chididi12 a funzione prevalentemente agricola.
Prima di tale periodo, però ogni fonte storica tace, come se Aragona ed il suo territorio fossero stati esclusi dal corso della storia.
In realtà, nonostante il silenzio, è noto l’interesse degli studiosi per alcuni siti ricadenti nel territorio aragonese, e già nel 1986 Angelo Mosso13 per primo studiò la necropoli e l’insediamento preistorico di Caldare annunciando importanti scoperte. Nel 1906, paolo orsi si occupò in contrada San Vincenzo14 dell’eccezionale scoperta di un’antica sepoltura a tholos e del ritrovamento all’interno di essa di reperti di provenienza geco-cipiota.
Negli ultimi decenni spetta al professore G. Castellana dirigere una campagna di scavi in contrada Fontanazza, sede di un insediamento romano imperiale e del periodo aragonese e spagnolo, e in contrada capo nei pressi del fondo Bellanca dove vengono riportati alla luce i resti di una villa romana di età imperiale.
All’interesse degli studiosi e ricercatori si aggiungono le trazioni popolari che rievocano il ricordo di leggendarie città, ritrovamenti di monete d’oro e argento o sepolture con scheletri di notevoli dimensioni.
Ma ad oggi mancava un mappaggio ed una ricerca nell’intero territorio e a tal proposito il Grippo archeologico Herbessus ha programmato delle campagne sistematiche di ricognizione che indubbiamente hanno dato grandi risultati e consentito di accrescere le cognizioni dell’intera area archeologica e di ricostruire un excursus storico delle civiltà che si sono alternati in questa parte del territorio dalla preistoria al feudalesimo, per un periodo lungo circa 700000 anni(?)15.
Le più antiche tracce ad oggi evidenziate, presso Caldare ( contrada Palamenga, Raicidici, Capo), dove 100 anni prima il Mosso aveva individuato i resti di un insediamento capannicolo del XV-XIII secolo a.C., pare risalgono al paleolitico inferiore. Il contemporaneo ritrovamento di corni e falli fittili confermerebbero anche la presenza di aree sacre destinate a riti propiziatori e a culti legati ad antiche divinità della fertilità sin dall’età del rame.
Insediamenti del bronzo antico sono stati accertati nella collina Belvedere, in contrada Ranciditi16 e Cozzo Pizzuto17 dove sono disseminate in superficie ceramiche decorate in stile castellucciano.
Un villaggio capannicolo nel XVI secolo a.C. è stato individuato sul monte Castellazzo vitale sino al periodo ellenistico e probabilmente sede di un tempietto arcaico. Nei pressi delle maccalube reperti ceramici del periodo ellenistico potrebbero confermare il mito della città di Cartàgena inghiottita nelle viscere della terra. Al periodo romano repubblicano ed imperiale possono essere attribuiti i resti di un agglomerato in contrada Canalotto, mentre tracce di insediamenti di età romano imperiale e bizantino oltre che in contrada capo e Fontanazza sono stati accertati a Caldare e in contrada Vocale. Allo stesso periodo può essere collegato l’insediamento del Giammaritaro in contrada carbonia18 dove dei resti ancora oggi presenti è possibile ipotizzare l’esistenza di una grande città.
Resti di un insediamento tardo romano e medievale sono visibili ni pressi della chiesetta di Santa Rosalia ( camere ipogeiche con sepolture ad arcosolio). Un insediamento di età bizantina è stato accertato nel pianoro vicinissimo alla Torre del Salto confinante con cozzo pizzuto, sorto sopra i resti di un insediamento dell’età romana imperiale del bronzo antico.
In contrada Vocale imponenti rovine arabo-normanne consentono di collocarvi il casale Vovale o Bocale19 mentre ceramiche del XIII-XIV secolo, a Cappalunga, nei pressi della casa Vicaria, possono essere attribuite al misterioso casal Diesi.
A conclusione della ricerca ci si rende conto della vastità e dell’importanza dell’intera area archeologica aragonese dove Sicani, Greci, Punici, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni e tante altre civiltà si sono avvicendati nel possesso di questa parte della Sicilia, lasciando dietro di se un’incomparabile stratificazione di presenze evidenziate solo attraverso lo studio dei pochi resti archeologici ancora visibili o dal recupero delle ceramiche emerse in superficie durante i lavori agricoli. Poco si è fatto per chiarire una siffatta sovrapposizione di civiltà, tantissime cose ancora si celano sotto il piano di calpestio, e molti segreti la gente nasconde per paure di possibili vincoli da parte della soprintendenza. Ma intanto millenni della nostra storia, in quest’ultimo secolo, stanno per essere definitivamente cancellati dall’azione della natura ma il più delle volte, volutamente, dall’operato dell’uomo.
Purtroppo, Aragona, come tanti altri comuni dell’entroterra agrigentino, soffre la ricchezza monumentale della sontuosità paesaggistica della vicina valle dei templi che ne offusca l’immagine quando certamente meriterebbe adeguati studi e ricerche nel tentativo di ricostruire eventi della nostra storia che ad oggi sembrano completamente obliati dalla memoria.
1 L’antico tracciato romano si portava prima nei pressi dell’attuale chiesa delle Anime Sante del purgatorio e poi raggiungeva contrada Puzzu Rosi sede di un insediamento di età romana imperiale.
2 Città coinvolta nella Seconda guerra punica probabilmente da ricercare nel comprensorio Aragona- Comitini- Grotte.
3 Città di incerta origine ( greca o punica) pare distante 6 miglia in direzione ovest da Agrigento.
4 Città romana, vicinissima ad Agrigento, patria del vescovo Gregorio.
5 Città sicana da molti collocata nei pressi di Agrigento, conquistata nel VI sec. A.C. dal tiranno Falaride con un famoso stratagemma.
6 Una delle due stazioni romane doveva ubicarsi a IX miglia da Agrigento lungo il percorso dell’itinerario Antonini tra contrada Capo e Puzzu Rosi ( Comitini).
7 D. Gaziano – – “ Aragona e i suoi Principi”.
8 A Mariano Capizzi ( o Capace) appartennero i feudi Realmichi, Mulocca, Diesi e Bocale.
9 Documenti del XIII sec. d.C. che fanno riferimento al feudo casal Diesi lasciano intuire l’esistenza del casale che ha dato nome all’intero territorio.
10 In alcuni documenti è indicato Vocale in altri Bocale o Brucale.
11 Collocato in contrada Minaga (v.P. Collura in “Le più antiche carte dell’archivio capitolare agrigentino).
12 Ranciditi è l’evidente termine corrotto di Rahal Chididi.
13 A. Mosso – “ Monumenti Antichi dei Lincei”, XVIII, 1908.
14 P. Orsi – Bullettino Paletnologico Italiano, XXII, 1897, pag. 8.
15 Uno studio approfondito e specialistico degli oggetti litici scheggiati recuperati a Caldare e da me datati al paleolitico inferiore, potrebbe confermare l’ipotesi.
16 L’insediamento romano di contrada Capo si estendeva sino a Ranciditi, presso la cresta rocciosa sormontata da un traliccio dell’alta tensione, dove ancora oggi sono evidenziabili sepolture a fossa.
17 Il sito è ubicato in contrada Salto D’Angiò, nei pressi della torre, dove successivamente in età bizantina si sviluppò un villaggio.
18 Carbonia ( Cravunia nella forma dialettale) probabilmente è un nome di origine romana e potrebbe essere la forma corrotta di Caronia ( Caroniae), antica citta romana.
19 Agatino Giacco – “ Della terra e territorio di Aragona, e delle cose pregevoli che si trovano”.

Dal libro di Antonino Contino “Aragona Terra delle Maccalube – Dalla preistoria ai Principi”